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Diventare soci lavoratori. Comprare un quota di società.

INVESTIRE DIVENTANDO SOCI LAVORATORI

SECONDA PARTE

Benvenuti al secondo appuntamento con il reportage dedicato al tema del socio lavoratore. Come già detto nella prima parte, il socio lavoratore è un soggetto che all’interno di una società detiene un doppio ruolo: di lavoratore e di socio. Questo ruolo rappresenta spesso una forma di investimento messo in atto al fine di trovare lavoro in determinati contesti aziendali. In pratica, si comprano quote di aziende per diventare soci e quindi per avere più possibilità di contare qualcosa e di lavorare all’interno delle stesse aziende. Visto così, l’investimento nelle quote di una società potrebbe essere visto come una mera compravendita di un posto di lavoro, ma in realtà non è così, in primo luogo perché il socio lavoratore è una precisa figura giuridica che viene specificatamente prevista dalla legge ed in secondo luogo perché la quota societaria che dà diritto a diventare socio lavoratore è davvero irrisoria per poter avere un certo potere decisionale all’interno delle scelte dell’azienda. La legge, infatti, per evitare conflitto di interessi tra il ruolo di socio e di lavoratore, prescrive che le quote da acquisire per assumere la qualifica di “socio lavoratore” debbano essere di minoranza. Se così non fosse si creerebbe una distorsione giuridica in cui il lavoratore dipenderebbe praticamente da se stesso. Ecco perché, per rientrare nella definizione di socio lavoratore, bisogna seguire alcune regole fissate dalla legge.

REGOLE PER DIVENTARE SOCIO LAVORATORE

 

Per rientrare nella definizione di socio lavoratore, il soggetto che detiene quote di società deve possedere solo quote di minoranza; deve avere con la società un rapporto di lavoro subordinato e deve svolgere l’attività lavorativa sotto il controllo gerarchico di un socio di maggioranza. Nelle società in accomandita può diventare socio lavoratore solo l’accomandante, il quale è estraneo alla gestione della società, e non l’accomandatario, che invece ne è l’amministratore. Rispettando tutte queste condizioni si può tranquillamente mantenere il doppio ruolo di socio e di lavoratore senza rischiare il conflitto di interessi e senza diventare un lavoratore che dipende da se stesso. Ma fino a che punto è conveniente diventare socio lavoratore? Per capire la convenienza ad acquisire quote finalizzate a diventare socio lavoratore, bisogna esaminare attentamente la casistica che attiene a questa singolare operazione di investimento. Chi diventa o decide di diventare socio lavoratore può, infatti, trovarsi in due posizioni totalmente differenti e contrapposte tra loro: diventare socio prima di essere un dipendente della società o diventare socio dopo essere stato assunto come dipendente della società. Entrambe le due posizioni possono presentare dei pro e dei contro che sono unicamente legati alla situazione finanziaria dell’azienda.

 

 

DIVENTARE SOCIO LAVORATORE PRIMA DI ESSERE ASSUNTO: PRO E CONTRO

 

A causa della grave crisi economica in atto, trovare lavoro è diventato sempre più difficile e ciò ha provocato anche un sensibile aumento delle aziende che preferiscono reclutare soci lavoratori piuttosto che dipendenti. Dall’altro lato è cresciuto anche il numero di coloro che, pur di avere un lavoro, accettano di acquisire quote delle aziende proponenti diventando, di fatto, dei soci lavoratori. Questa pratica è molto diffusa nel mondo delle finte cooperative, dove con la scusa dell’attività mutualistica sono state utilizzate sempre più spesso figure di soci lavoratori e di soci d’opera che in realtà mascherano personale costretto a lavorare in condizioni di estremo sfruttamento. E’ chiaro che diventare soci lavoratori di cooperative senza scrupoli rappresenta una scelta sbagliata dove esistono tanti “contro” e nessun “pro”. Al contrario, la proposta di diventare soci lavoratori di grandi società, magari anche di società per azioni finanziariamente solide, potrebbe rappresentare una scelta valida in quando si potrebbero realizzare due condizioni favorevoli: partecipare agli utili della società e percepire uno stipendio in qualità di lavoratore dipendente. Certo, in alternativa sarebbe meglio solo fare il dipendente, ma quando il ruolo di socio lavoratore diventa spesso condizione essenziale ed indispensabile per poter lavorare, si finisce quasi sempre per acquisire le quote societarie di minoranza finalizzate ad assumere tale ruolo.

 

DIVENTARE SOCIO LAVORATORE DOPO L’ASSUNZIONE: PRO E CONTRO

 

Può succedere che a un dipendente di un’azienda venga proposto di acquisire delle quote di minoranza che gli consentono di diventare socio lavoratore. In tal caso bisogna valutare attentamente la proposta del titolare dell’impresa, al fine di capire la “bontà” dell’operazione e gli eventuali rischi a cui si va incontro. Il primo dato da valutare riguarda sempre ed unicamente la solidità finanziaria dell’azienda, se questa sussiste da tempo e se presenta ottimi margini di redditività anche per il futuro, si può anche accettare l’idea di diventare soci lavoratori. Se, invece, l’azienda naviga in brutte acque, è meglio lasciar perdere, perché, in caso di crisi aziendale, di rottura del rapporto societario e di licenziamento, non si potrebbero richiedere tutte le tutele previste per legge. La norma del 7 maggio 2001 sul socio lavoratore, stabilisce, infatti, che il licenziamento, contestuale alla perdita della qualifica di socio, non prevede l’applicazione delle tutele previste dallo Statuto del lavoratori. In questi casi la proposta di diventare socio lavoratore potrebbe nascondere la volontà dell’azienda di evitare le beghe legali che nascono in seguito a un licenziamento. Al contrario, se il licenziamento avviene prima della fine del rapporto societario, si possono applicare tutte le tutele previste dalla legge.

 

 

Fonti di alcuni dati:

http://www.coordinamentorsu.it/schede/tematici/Sociolavdef.htm

http://www.coordinamentorsu.it/doc/norme2001/licenziamento_socio.htm

 

 

Rosalba Mancuso

Fonti immagini:

Latinosmagazine.it

Ugdc.caserta.it

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