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Previsioni 2013. Le previsioni economiche per il 2013.

Italia 2013. Come programmarsi?

Buon lunedì,

alcune agenzie di rating ed anche parecchi analisti, si sono sbilanciati in merito alle previsioni economiche riguardanti il nostro Paese per l’anno 2013.

Che cosa ci aspetta nel 2013?

Le previsioni di crescita per l’anno 2013 sono pari a zero. Alcuni, più ottimisti, parlano di  un +0,3% del pil, altri all’opposto, addirittura confermano un segno meno.

In ogni caso, non è un dato positivo.

Al di là del quadro generale, che cosa significherà nello specifico e quali saranno i settori più coinvolti da questa crisi?

Le conseguenze, saranno un’economia ferma o negativa già da qualche anno, con l’aggiunta di altri elementi sfavorevoli quali :

  • grave crisi del sistema bancario;

  • crollo delle entrate fiscali all’interno di un Paese che è fortemente indebitato e con costi fissi mensili elevati;

  • mancanza di una politica industriale nazionale e di una strategia generale per stimolare i settori che realmente hanno un futuro;

  • crisi del sistema industriale tradizionale che sta erodendo le imprese che sino ad oggi hanno resistito;

  • ecc.,

non consente di lasciarsi andare a discorsi ottimistici, anche perché la crisi del sistema bancario che sta peggiorando, coinvolge ormai un numero sempre più ampio di istituti di credito e questo, potrebbe obbligare lo stesso Governo ad intervenire in difesa di alcune banche come sta già accadendo in Spagna.

Questo, significherebbe maggiori costi a carico del bilancio pubblico e conseguente indebolimento del sistema creditizio.

Le nostre imprese, già sottocapitalizzate e fortemente esposte con il sistema bancario, potrebbero rischiare di pagare questa crisi in forma ancor più grave di quanto non lo hanno fatto sino ad oggi.

 

Quali saranno le imprese che resisteranno ed i settori che nel dopo crisi o nel dopo crisi più acuta, potrebbero rappresentare il ‘traino’ per l’economia intera?

La mancanza di una serie politica economica ed industriale che da tantissimi anni è assente in questo Paese, fa sentire i suoi effetti.

Ognuno tende a fare il proprio : associazioni, imprenditori, amministrazioni locali, ecc..

Una babele di sigle e soggetti che sprecano energie e risorse senza un piano globale e complessivo che parta dalla semplice infrastruttura, alla promozione di un determinato settore, alla formazione dei giovani, alle norme che devono incentivare quel campo di attività, ecc..

Tutto, procede in ordine sparso e le tattiche messe in opera da parte di governi del passato, stanno portando alla crisi di sempre più settori ed aree del Paese.

Urge un’iniziativa forte e mirata che non sia solo a favore di qualche lobby che rappresenta settori già decotti o con un futuro incerto ma che privilegi ciò che in questo Paese si può realmente fare nei prossimi anni e possa essere veramente un potenziale di sviluppo reale.

Buon lavoro.

Andrea Figoli

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